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Le cascine, edifici tipici dei territori agricoli Padani, sono ricche di storia. Attorno ad esse verteva non solo la produzione dei beni primari regalati dalla terra, ma anche la vita di molte famiglie che da questi traevano sostentamento.
La cascina Pieve Fiamena ne è un esempio peculiare. Al suo interno si possono ancora trovare segni di storia, come il caseificio con il soffitto a volta, la porcilaia, il fienile, nonché alcune vecchie dimore contadine di cui si possono scorgere segni di epoche vissute.
Sebbene le fonti storiche indichino che la località di Scandolara Ripa D’Oglio fosse già esistente nel periodo del 200 a.C., i primi documenti che attestino l’esistenza della Pieve risalgono al 1519 d.C.. Questi lasciano a intendere che originariamente in questi luoghi giaceva in realtà un vero e proprio complesso religioso rurale (da qui, infatti, il termine “pieve”, che in italiano indica una chiesa rurale con annesso battistero). Dopo che questo andò distrutto negli stessi anni per ragioni sconosciute, e le funzioni religiose vennero spostate nella chiesa del paese, le proprietà vennero acquistate intorno ai primi del 1600 da un signorotto locale, Giovanni Fiamengo (Fiameni), della stessa famiglia che legò il proprio cognome alla località. Passate in seguito nelle mani della famiglia di grandi feudatari Ala Ponzone, esse vennero infine cedute attorno al 1960 alla famiglia Bettoni, attuale proprietaria.
In questi anni, la cascina era popolata da 10-11 famiglie, tutte numerosissime. La vita comunitaria era intensissima. La gente, tranne che nel periodo invernale, aveva l’abitudine di mangiare non sulla porta di casa, come facevano altrove, ma presso il portone principale. L’allevamento era già piuttosto consistente: 150 vacche da latte ed un centinaio di vitelli e manze. Gli animali da lavoro, coadiuvati da un piccolo trattore Star, consistevano di 5 paia di buoi ed 8 paia di cavalli.